Museo Civico Villa dei Cedri Bellinzona Logo Museo Civico Villa dei Cedri Bellinzona
Collezione del Museo

Storia della collezione

La collezione del  museo. Storia e carattere


Villa dei Cedri conserva un pregevole e interessante patrimonio d’arte profondamente ancorato alla cultura del territorio, che offre un panorama, seppur parziale, delle correnti culturali che hanno attraversato il Ticino e degli artisti che vi hanno operato dal tardo Ottocento fino ai nostri giorni. Nei ventotto anni trascorsi dalla sua inaugurazione il Museo è riuscito con perseveranza e coerenza a costituire una collezione di assoluto valore in ambito locale di oltre tremila opere. La raccolta da un lato privilegia il filone storico regionale dedicato soprattutto all’arte otto e novecentesca di area lombardo-ticinese e svizzera, dall’altro si apre sulla scena artistica contemporanea ticinese e non, con una particolare attenzione al settore della grafica. Il patrimonio d’arte riunito a Villa dei Cedri consente dunque di mettere in dialogo il contesto locale con quello internazionale, ponendo il Ticino al centro di una duplice indagine: l’una che si cala diacronicamente nella storia del Cantone, l’altra che si allarga per cerchi concentrici oltre i suoi confini verso la vicina Italia settentrionale e aldilà delle Alpi. Tra questi due poli si situa infatti la complessa identità culturale di questo territorio, da sempre attratto tanto dal fascino mediterraneo quanto dalle correnti che soffiano da nord.

 

L’ingente e composito patrimonio d’arte venutosi a configurare in quasi trent’anni di esistenza del Museo deve la sua nascita alla passione collezionistica privata, poi tradotta in generoso mecenatismo, di Adolfo Rossi, facoltoso banchiere residente a Varese, ma originario di Bellinzona, e di Emilio Sacchi, medico bellinzonese, i quali, negli anni Settanta, grazie all’interessamento del Sindaco dottor Athos Gallino, che fu anche primo promotore della nascita della Galleria civica, ora Museo Civico Villa dei Cedri, e presidente della dissolta Associazione Amici di Villa dei Cedri (ora Fondazione), donarono alla Città le loro rispettive collezioni d’arte, costituite prevalentemente da dipinti databili tra il Sei e il Novecento. Provvisoriamente sistemate al terzo piano del Palazzo comunale, le raccolte Rossi e Sacchi confluirono poi a Villa dei Cedri dove, nel 1985, venne inaugurato il museo con la presentazione della raccolta Rossi composta da una settantina di opere e rivolta essenzialmente al campo della pittura ticinese e lombardo-veneta tra Otto e Novecento, tra cui spiccano dipinti di Luigi Rossi, Guido Tallone, Antonio Ciseri, Luigi Nono, Eleuterio Pagliano e un disegno su carta di Giovanni Segantini. L’impostazione generale di questa quadreria, determinò l’orientamento e le acquisizioni del neonato Museo, che grazie anche alla generosità di altri collezionisti bellinzonesi, come i coniugi Moretti e Pico, arricchì e completò ben presto il suo nucleo originario con opere di assoluto interesse come lo Studio di testa di Giuseppe Pellizza da Volpedo (donazione Anita e Luciano Pico 1989), allievo di Cesare Tallone che, esercitò una notevole influenza sulla sua formazione, come si evince dal confronto con la sua Testa di vecchio donato dagli Amici di Villa dei Cedri nel 2001. Molte opere di pregio che sono tuttora il fiore all’occhiello dell’istituzione sono difatti state acquisite dalla dissolta Associazione degli Amici, che dal 1990 in poi, ha saputo gestire con oculatezza e competenza il lascito di un milione di franchi a sostegno di Villa dei Cedri del mecenate bellinzonese architetto Mario Della Valle, concorrendo alla crescita della collezione e all’affermazione del museo.

 

A Cesare Tallone, rappresentato a Villa dei Cedri da un altro ritratto della maturità proveniente dalla collezione Pico, il Museo aveva dedicato una mostra monografica nel 2008, preceduta da quella del 1989 sul figlio Guido, presente in collezione con un fondo istituitosi a partire da un paesaggio ad olio appartenente al Lascito Rossi e da altri due paesaggi donati dai coniugi Pico.

 

Edoardo Berta, di origine giubiaschese, è un artista della regione che fu pure allievo di Cesare Tallone a Bergamo, oltre che di Giuseppe Bertini a Brera e particolarmente caro a Villa dei Cedri, che nel 2000 ha contribuito alla sua rivalutazione grazie a una mostra antologica, da cui è discesa la donazione da parte di Elda Berta, dello splendido trittico Estate di San Martino (1900 circa) e un ricco e variegato materiale comprendente non solo disegni, schizzi, e quaderni, ma anche carte autografe, oggetti personali e fotografie, scritti sull’artista donato dagli Eredi che, insieme a un altro taccuino acquisito dagli Amici nel 2004, consente di restituire nella sua complessità la figura di questo artista poliedrico, che oltre ad essere pittore fu anche archeologo, conservatore e storico dell’arte.

 

Accanto agli artisti già menzionati, occorre citare un’altra figura di spicco dell’arte otto-novecentesca ben rappresentato nella raccolta del museo. Alludiamo al pittore Adolfo Feragutti Visconti, che con una piccola tavola (Maternità, 1885-1890) figurava anche nella raccolta Pico poi confluita in quella di Villa dei Cedri. L’esempio di Feragutti Visconti è emblematico perché rivela le linee di tendenza e lo spirito dell’istituzione bellinzonese, che sin dagli esordi ha voluto studiare e rivalutare la storia dell’arte locale tra Otto e Novecento, a torto considerata minore. Partendo dalle opere presenti in collezione, il Museo ha via via promosso ricerche e mostre che hanno consentito di annettere dipinti spesso significativi, come la splendida Signora delle ortensie di Feragutti Visconti, donata dagli Eredi Clemente Molo nel 2000 o la Natura morta, acquisita dagli Amici di Villa dei Cedri nel 1997. A questo pittore Villa dei Cedri già nel 1991, in collaborazione con la Pinacoteca Züst, aveva dedicato una mostra, approfondita nel 2013 grazie alla monografia di Giovanna Ginex del 2011, a oltre vent’anni di distanza, con importanti aggiornamenti storiografici e riscoperte di opere inedite che gettano una nuova luce su questo artista dalla pittura per certi versi eccezionalmente libera e moderna.

 

Accanto ai ritratti, la pittura di paesaggio otto-novecentesca costituisce l’altro filone tematico prediletto nelle collezioni private locali poi pervenute al Museo. Nel 1987, sempre i coniugi Pico donano alla Città una tela di Giovanni Segantini intitolata La vigna o Paesaggio nei dintorni di Milano, che costituisce uno dei più convincenti paesaggi eseguiti dall’artista tra il 1881 e il 1886, durante il periodo trascorso in Brianza. Simili dipinti hanno ispirato l’acquisizione di altri paesaggi culturalmente affini, in primis di Vittore Grubicy de Dragon Inverno a Miazzina, donata nel 1991 dagli Amici di Villa dei Cedri, e Neve imminente, confluita nella collezione nel 1996 grazie a una donazione privata.

 

I paesaggi sono una tematica ben rappresentata anche nel lascito Moretti del 1987, comprendente diverse tele di paesaggisti italiani, tra cui Emilio Longoni e Carlo Cressini, affascinati dal richiamo di una natura incontaminata come quella delle alte quote alpine, che aveva già attratto Segantini e tanti altri pittori lombardi e piemontesi. A questo soggetto era stata dedicata anche la mostra del 1996 Viaggio verso le Alpi, che nel 1998 fece confluire in deposito al Museo dalla collezione della Confederazione elvetica un cospicuo nucleo di opere svizzere improntate al paesaggio, di cui alcune ancora legate alla cultura figurativa dell’Ottocento e altre decisamente novecentiste, tra cui Plinio Colombi, artista di origine ticinese vissuto in Svizzera tedesca, Traugott Senn, Jakob Wyss. Tale presenza consente di illustrare come il riferimento alla pittura svizzera della prima metà del XX secolo fosse importante, accanto a quella italiana, per gli artisti ticinesi attivi in un periodo contraddistinto dalla ricerca di una propria identità culturale. La donazione giunta da parte della Fondazione Domenico Noli di Bellinzona nel 2002 ha arricchito questo importante capitolo della collezione del Museo, in particolare grazie a tre tele di Johann Gottfried Steffan, Gustave Castan e Friedrich Zimermann, che illustrano in modo esemplificativo l’evoluzione della pittura di paesaggio svizzera negli anni a cavallo tra la prima e la seconda metà dell’Ottocento.

 

La ricerca compiuta dal museo sulla pittura svizzera del primo Novecento grazie ai depositi della Confederazione e alle donazioni di privati è stata completata da quella sulla grafica, con un’attenzione particolare rivolta verso i cosiddetti espressionisti zurighesi, di cui il Museo possiede un interessante nucleo di carte in parte donate dagli eredi di Fritz Pauli, in seguito alla mostra a lui dedicata nel 1994, in parte acquisite negli anni successivi e in parte lasciate in comodato nel 1990 dalla Graphische Sammlung del Politecnico di Zurigo.

 

Due i filoni tematici principali di questa raccolta di grafica: il paesaggio e la rappresentazione critico sociale della vita quotidiana, aspetto quest’ultimo particolarmente indagato da Gregor Rabinovitch, Ignaz Epper, Johann Robert Schürch e Walter Kurt Wiemken.

Il tema di denuncia sociale sta anche al centro del celebre ciclo di undici xilografie di Félix Vallotton intitolato Le intimità (1898), tirate a soli trenta esemplari e oggi molto ricercate, confluite nella collezione del Museo nel 1992 grazie al sostegno degli Amici di Villa dei Cedri.

 

Accanto alle carte del Novecento svizzero, la sezione di grafica del Museo vanta un importante nucleo di carte del Novecento ticinese, rivolte in particolar modo verso l’arte xilografica che, nel Ticino del dopoguerra, ha conosciuto un grande sviluppo grazie soprattutto a Aldo Patocchi, Giovanni Bianconi, Ugo Cleis, Angelo Cassina e Ubaldo Monico. Monico è senza dubbio lo xilografo più interessante e maggiormente rappresentato in collezione con un pregevole Fondo di quasi 150 stampe, oltre a numerose matrici di legno, lastre incise e documenti provenienti dalla sua casa natale di Dongio, donato nel 1996 dagli Eredi dell’artista, poi successivamente incrementato dagli stessi familiari e da Carlo Bonetti, altro benemerito collezionista bellinzonese che fin dalla nascita del museo ha contribuito ad arricchirlo con preziose e ripetute donazioni. Oltre alle stampe, la sezione di grafica vanta pure un pregevole nucleo di disegni che documenta al Museo l’attività di artisti protagonisti del cosiddetto “Piccolo Novecento ticinese”, tra cui spiccano i nomi di Augusto Sartori, di Filippo Boldini - del quale dal 2000 si custodisce un ricco deposito del Comune di Paradiso composto di oltre una quarantina di carte e di 37 dipinti – di Fausto Agnelli, Alberto Salvioni, Mario Moglia, Bruno Morenzoni, Carlo Cotti, Giuseppe Foglia, Edmondo Dobrzanski e Mario Marioni, per non citarne che alcuni. Di Giuseppe Foglia, figura chiave per la vicenda propriamente novecentista ticinese, il Museo conserva un cospicuo Fondo non solo di carte, ma anche di dipinti e sculture, pervenuti a Villa dei Cedri in seguito alla mostra monografica del 1993 sotto forma di donazioni, di acquisizioni e di deposito degli Eredi Foglia. Come Foglia, anche Edmondo Dobrzanski, è pittore della condizione umana, spesso tradotta nella sua marginalità difficile in immagini forti e scabre, come documentano i dipinti e i disegni del Fondo costruito in stretta collaborazione con l’artista a partire dalla mostra al museo del 1989 fino alle recenti donazioni del 2010 di Carlo Bonetti di un nucleo di 13 opere su carta, che hanno notevolmente incrementato la collezione. Di Mario Marioni, a cui nel 1987 è stato dedicato il primo numero della collana dei “Quaderni di Villa dei Cedri” e una corrispondente esposizione, oltre a due tele del 1967 e a quattro tempere informali del 1957 il Museo conserva anche una serie di acqueforti e, dal 2000, una novantina di disegni pervenuti in donazione da parte di Tarcisio Trenta, legato in parentela con l’artista.

 

Nell’importante sezione di grafica del Museo si inserisce anche il Fondo Giovanni Molteni, costituitosi dopo la mostra del 1998, comprendente un nutrito nucleo di opere realizzate soprattutto con la tecnica dell’acquerello provenienti da un deposito di una collezione privata, sia da donazioni e acquisizioni. Nel 2004, grazie agli sforzi congiunti degli Amici, della Fondazione Pasquale Lucchini e della Fondazione Molteni è entrata per donazione una serie di nove acquerelli dedicata al tema delle rocce e dei massi, risalenti agli anni Cinquanta del secolo scorso e considerati tra le sue realizzazioni più singolari, visionarie e quasi astratte.

 

Se baricentro della collezione rimane l’Otto e il Novecento, il discorso approfondito da Villa dei Cedri sull’identità e sul territorio, inteso nella sua accezione aperta, comprende anche l’importante capitolo dell’arte contemporanea, che muove dall’espressionismo in direzione dell’informale, per giungere fino ai nostri giorni.

Si sono così creati e cresciuti nel tempo nuclei significativi di opere di artisti come il milanese Enrico Della Torre, la romana Giulia Napoleone, Italo Valenti, milanese d’origine ma asconese d’adozione, o come i ticinesi Giuseppe Bolzani, Massimo Cavalli, Paolo Mazzuchelli, Gianfredo Camesi, tutti pittori che hanno dimostrato il loro attaccamento all’istituzione con lasciti e depositi seguiti alle intense attività espositive del Museo. Tra i punti di forza di tali Fondi spicca quello di Massimo Cavalli, composto di circa 250 opere tra dipinti su tela e su tavola, tempere, acquerelli, tecniche miste su carta, fogli a stampa (oltre duecento) e una decina di edizioni originali. Il nuovo generoso gesto dell’artista, che nel 2012 ha trasformato i suoi depositi in donazione, unitamente al Legato di Adriano e Luciano Camani del 2011, ne avvalorano la sua presenza in collezione, registrata a partire dal 1990, che ora copre tutto l’arco della sua produzione nelle differenti tecniche della grafica e della pittura, dalla metà degli anni Cinquanta ad oggi.

 

Il biennio 2010-2012 ha altresì segnato l’entrata al museo di altre significative opere di artisti contemporanei legati al territorio ticinese, come Mariarosa Mutti, Fiorenza Bassetti, Adriana Beretta e il fotografo Gian Paolo Minelli. Con l’acquisizione delle 88 tavolette incise e dipinte a mano e delle 12 stampe a getto d’inchiostro della Beretta, legate all’installazione Rosa, Rosae, Rosae, realizzata dall’artista nel 2009 al cimitero di Bellinzona in occasione della mostra «Ricordati. La scultura monumentale e funeraria a Bellinzona dall’Ottocento a oggi», come pure dei video e degli stampati di Minelli, affissi sulla rete pubblicitaria cittadina in concomitanza con l’esposizione del 2011 «Il nemico è l’età», dedicata alla Casa Anziani Comunale di Bellinzona, il Museo ha voluto approfondire, con un nuovo e insolito approccio, il tema di fondo dell’identità, del territorio e della memoria.

 

In linea con l’orientamento culturale del Museo volto alla ricerca e all’approfondimento del filone storico regionale, si inserisce anche il recente acquisto nel 2012 di un interessante nucleo di Libri-oggetto, multipli d’artista, cataloghi d’esposizione e manifesti provenienti dalla biblioteca di Carlo Darani, gallerista locarnese di origini leventinesi scomparso nell’estate del 2010 e prodotti nei ruggenti anni Sessanta da Rinaldo Bianda per la Galleria Flaviana di Locarno, che aveva animato la scena artistica ticinese con proposte innovative e avanguardistiche, non sempre comprese dalla cultura ufficiale.

 

Oltre alla pittura e alla grafica, il Museo dispone anche di un piccolo settore dedicato alla scultura che comprende oltre a singole opere di artisti attivi nella regione in parte confluiti nella collezione tramite donazioni o depositi degli artisti e acquisizioni, come Fritz Huf, Anna Vannotti, Petra Weiss, Nena Airoldi-Ciuti, Luisa Figini, Lorenzo Cambin, Paolo Bellini, Selim Abdullah, Aldo Ferrario, Pierino e Paolo Selmoni, Marcel Dupertuis, anche un consistente fondo di Giovanni Genucchi. È del 1987 la breve mostra monografica intitolata allo scultore bleniese, che ha dato l’avvio all’acquisizione di un cospicuo nucleo di sculture e del 2004 l’omaggio per il centenario della morte dell’artista. La collezione, comprendente non solo sculture, ma anche schizzi e un importante archivio documentario e fotografico, è frutto principalmente della generosa donazione degli Eredi Genucchi e della volontà degli Amici di Villa dei Cedri di costituire un importante fondo monografico, che si è ulteriormente consolidato grazie al contributo dell’avvocato Carlo Bonetti che nel 2010 ha donato una Testa di donna, in gesso patinato del 1948 oltre a una serie di disegni e schizzi.

 

Da ultimo, va segnalata la presenza a Villa dei Cedri di un Fondo di arte antica, meno noto rispetto al resto della collezione, poiché un po’ al margine e estraneo al carattere del museo. Gran parte di questo nucleo proviene dalla collezione privata di Emilio Sacchi che, come già ricordato, donò la sua collezione alla Città di Bellinzona nel 1974. Il lascito offre un interessante esempio di quadreria privata, che apre un interessante spaccato sulla vita cittadina tra il Sei e il Settecento, attraverso una serie di ritratti prevalentemente di patrizi bellinzonesi, di cui si è presentato al pubblico una selezione in occasione dell’ampia rassegna sulla collezione del 2012. A questa galleria di ritratti si aggiungono tre tele a soggetto religioso: una Deposizione di Scuola lombarda del XVII secolo, proveniente dal lascito di Adolfo Rossi del 1972 e due pregevoli dipinti del tardo Cinquecento di Francesco da Ponte, detto Francesco Bassano, pervenuti al Museo nel 1987 attraverso la donazione Eredi Colombi.

 

Il Fondo antico comprende pure una pregevole sezione di grafica, che raccoglie disegni e incisioni dei Mercoli di Mugena e di artisti della loro cerchia e che documenta il lavoro di cinque generazioni, dal primo Settecento fino alla metà dell’Ottocento. Tra il 1992 e il 1994 il Fondo è stato accuratamente catalogato e restaurato. Nel 2011 le carte, che si trovavano ancora al Castello di Montebello dal 1974 in seguito allo smembramento della raccolta, acquistata nel 1924 dalla Commissione del Museo Civico di Bellinzona, sono state accorpate al Fondo Mercoli di Villa dei Cedri, che ha provveduto al restauro di questo prezioso quanto fragile materiale, ora in fase di studio.

 

Lucia Pedrini Stanga

2012-2013